Biografia

Lo studio

 

Silvia Lucioni, nasce a Seprio (ora Mozzate, CO) nel '52.

Seconda figlia di Ettore e Carla; il padre è stato un brillante dirigente d'azienda, insignito negli anni '60 dell'onorificenza di Cavaliere del Lavoro.; la madre, allieva del noto chiarista Francesco De Rocchi, è stata pittrice al Brera, come la nonna, pittrice al Belle Arti di Milano. Silvia eredita e rivela subito passione ed estro nella pittura. Già nel '65 vince concorsi in Varese.

Svolge però studi umanistici: maturità classica e facoltà di giurisprudenza, come la sorella ed il fratello; con loro quasi contemporaneamente si laurea a pieni voti. Da lì l'avvio di attività sempre in parallelo, la linea giuridica e quella artistica, entrambi perseguite con profondo impegno ed energia, complementari tra loro, indissolubili nella costruzione di una personalità complessa e tenace. Nel '79, viene scelta da una storica Compagnia di Assicurazioni Triestina, prima donna in Italia, come ispettrice sinistri, nel contesto di un quadro aziendale notoriamente maschilista. Affermarsi ed emergere in quel mondo le ha imposto difficili scelte, spesso a scapito del contemporaneo ruolo di mamma.

Tra tensioni e passioni prende avvio un circolo virtuoso di energia; Silvia dipinge per poter lavorare meglio (in modo più innovativo e creativo) e lavora per poter accumulare carica di ispirazione pittorica. Nel '96 è fra i soci fondatori di Artis, Gruppo Artisti del Seprio, ed espone pubblicamente le sue opere. Presto apprezzata dal critico Giorgio Rota e poi dalla mecenate Julie Oswald, nei cui concorsi viene ricorrentemente premiata. Nel 2000, viene selezionata ed ammessa fra i pittori di "Via Bagutta" di Milano. Numerose mostre collettive e personali offrono al pubblico una pittura disinvolta, emozionale ed energica.

L'intensità di una lucida introspezione e la resilienza sviluppata per affrontare negli anni numerose dolorose perdite trasudano dai suoi colpi di spatola, emergono da una vasta gamma cromatica gestita armonicamente.

Le sue opere si compiono in un'unica e definitiva soluzione, sulla cresta dell'ispirazione.

Si confida: “Chiedo indulgenza per i miei errori prospettici, per le ingenuità artistiche. Le vedo a posteriori, ma non intervengo, sono parte intrinseca di quell'opera. Infatti quando avvio un quadro non smetto finché non lo finisco e poi non lo tocco più.

Quel "TEMPO SOSPESO" da qualsiasi bisogno, né cibo, né sonno, si compie a prescindere da mie decisioni, in un momento ineluttabile e definitivo, caratterizzato da un sapore particolare, unico ed irrinunciabile: SAPORE DI ETERNITÀ